Storia di due piccoli imprenditori con una visione completamente differente sul business

C’erano una volta due giovani imprenditori, uno diventato milionario e l’altro in bancarotta: la storia di due piccoli imprenditori con una visione completamente differente sul business

Correva l’anno 2010.

Marco e Andrea, amici di lunga data, a dispetto della crisi, avevano deciso di scommettere sul loro futuro ed iniziare due differenti attività imprenditoriali.

Marco, durante il suo lavoro da dipendente, aveva avuto modo di studiare da alcuni libri di business ed apprendere alcune nozioni sul fare azienda.

Andrea invece, un po’ più giovane, aveva deciso di “buttarsi” e vedere come sarebbe andata, imparando il necessario direttamente sul campo.

Entrambi avevano deciso di avviare un’attività commerciale da soli, senza aiuti, ed entrambi avevano poche, pochissime idee sul cosa li aspettava: erano fieri della loro decisione e volevano creare un futuro radioso per sé stessi e per i propri cari.

Tutti e due avevano deciso di seguire le loro passioni ed aprire attività inerenti a queste: Marco, il cui hobby principale era la mountain bike, aveva avviato un’attività di manutenzione e vendita di biciclette; Andrea, appassionato di cucina da sempre, aveva deciso di aprire un piccolo ristorante.

Vivevano nella stessa città, un capoluogo di una provincia italiana di circa 200.000 abitanti, quindi un paese di media grandezza, con ottime potenzialità per le rispettive aziende.

Per il primo periodo, le cose andavano all’incirca allo stesso modo per entrambi: le difficoltà erano le stesse, e riguardavano soprattutto la parte burocratica; tasse, incombenze, carte, commercialisti. Insomma, una vera e propria odissea, come per tutti quelli che vogliono fare impresa in Italia.

Entrambi stavano passando un periodo di frustrazione enorme, viste le difficoltà di cui sopra e vista la fatica per entrambi di generare fatturati sin dai primi mesi.

Sapendo che le cose però sarebbero migliorate, entrambi hanno tenuto duro e non si sono lasciati sopraffare dalle avversità.

Entrambi trascorrevano giornate che sembravano non finire mai, “rinchiusi” nel loro sogno, ovvero nella propria attività imprenditoriale, sperando di vederla sbocciare dopo tutta la fatica fatta.

Entrambi erano supportati psicologicamente, anche se con fatica, dalla propria famiglia, che stava loro dietro in questo periodo di lavoro molto intenso.

Le situazioni però, fin dai primi mesi, sembravano essere completamente diverse per i due giovani imprenditori, e non perché le loro rispettive aree di business erano così differenti l’una dall’altra.

Cominciamo con Andrea.

Il più giovane dei due, quello che aveva deciso di aprire il ristorante, inizialmente se la passava un po’ meglio; con mille difficoltà burocratiche, ovviamente, ma se la passava meglio.

Aveva aperto il suo ristorante da una cinquantina di coperti molto vicino alla città, in un posto ben curato, ed aveva trovato dei collaboratori che gli sembravano validi: la sua ragazza, a gestire la sala, ed un giovane amico a dargli una mano in cucina.

Dopo aver superato le difficoltà iniziali a trovare il denaro da investire e svolto attività burocratiche da far impallidire un notaio, aveva tutto in regola per cominciare il lavoro “sul campo”.

L’inaugurazione era andata molto bene: conoscendo molte persone era riuscito a riempire il locale, e tutto si era svolto per il meglio.

Anche i primi mesi erano stati parecchio fruttuosi, con molta gente che veniva a provare la sua cucina, spinta dalla novità del ristorante e dal passaparola generato da persone che erano già state da lui.

Le cose sembravano andargli a gonfie vele, tanto che Andrea era entusiasta del suo successo e stava già facendo dei progetti per una futura apertura di un secondo locale.

Era riuscito a rientrare in poco tempo delle spese iniziali che aveva dovuto sostenere, riusciva a pagare costantemente e puntualmente gli stipendi e ne stava ricavando anche un discreto gruzzolo per lui e per la sua famiglia.

I clienti continuavano ad entrare nei primi mesi, mai una serata problematica, mai una serata con tavoli completamente vuoti. Insomma, era convinto di aver creato un vero e proprio ristorante di successo.

Da appassionato di cucina inoltre, continuava a sperimentare ed inserire nuovi piatti: primi, secondi, carne, pesce, piatti locali, piatti di importazioni da altre culture. Un po’ di tutto insomma, e i clienti sembravano apprezzare.

Sembravano, perché dopo circa sei mesi dall’apertura, le cose hanno iniziato a cambiare: il vento sembrava aver cambiato direzione e non soffiare più così forte sulle vele del locale di Andrea.

I clienti cominciavano a non entrare più così di frequente.

Mentre all’inizio tutte le sere il locale era pieno, ora le cose stavano cambiando, con qualche tavolo che faticava a riempirsi, e con clienti che cominciavano a comportarsi diversamente, nel senso che magari cominciavano a lamentarsi un po’ dei prezzi, della qualità, cominciavano a chiedere qualche sconto.

“E’ normale” pensava Andrea, dando la colpa alla stagione, visto che era arrivato l’inverno!

Solo che quella situazione “normale” stava cominciando a diventare una costante. Il venerdì ed il sabato sera di problemi non ce n’erano, mentre durante la settimana le cose stavano cominciando a farsi davvero ardue.

Andrea, giustamente, aveva pensato a qualche stratagemma per risolvere la soluzione: nuovi piatti, abbassare un po’ i prezzi, tagliare qualche costo superfluo qui e lì.

E così facendo, i conti si erano rimessi un po’ a posto.

Solo che queste soluzioni erano solo temporanee, e a lungo andare le cose non miglioravano.

Aveva provato allora anche con i menù fissi a pranzo, chiamato il “menu operaio”, pur di portare qualche nuovo cliente ad assaggiare i suoi piatti, ma anche in questo caso i “vantaggi” di una strategia di questo tipo erano durati ben poco.

Qualche operaio sicuramente era venuto a mangiare in ristorante, ma questo aveva indispettito lo “zoccolo duro” dei suoi clienti, in quanto ritenevano che il locale si stava “impoverendo” e stava perdendo di qualità a favore di menù più economici.

Con il passare del tempo, le cose stavano andando di male in peggio, tanto che durante la settimana Andrea aveva dovuto iniziare a rinunciare al suo giovane aiutante in cucina.

Ovviamente, questi problemi poi si trasferivano anche a casa, con numerosi litigi con la sua ragazza, sia per i problemi a pagare tutti i conti sia per lo stress che continuava ad accumularsi per la situazione, che non sembrava avere alcuna via d’uscita.

Il colpo di grazia è arrivato quando anche il venerdì sera cominciavano a scarseggiare i clienti.

Il morale di Andrea era a pezzi.

Il suo sogno, che inizialmente era partito nel migliore dei modi, era ormai distrutto, senza alcuna possibilità di recupero.

Il rapporto con la ragazza era eroso dalle continue liti e dai problemi che ovviamente venivano riportarti anche a casa, per non parlare delle finanze, che ormai erano inesistenti. Anzi, Andrea aveva speso tutti i risparmi ed era in debito con la banca.

Non c’erano soluzioni a questa situazione.

In un anno e mezzo aveva visto la sua attività decollare magicamente e poi sfracellarsi al suolo.

La soluzione era solo una: chiudere tutto e tornare a fare un lavoro da dipendente, assicurandosi uno stipendio magari minore a quello da imprenditore, ma per lo meno fisso.

Quale era stato il problema che aveva fatto sì che Andrea dovesse chiudere l’attività?

Cosa aveva portato il ristorante dalle stelle alle stalle, costringendo Andrea a rinunciare al suo sogno imprenditoriale?

Vediamolo insieme ragionando sull’azienda di Marco, che invece aveva avuto una strada completamente diversa.

Marco come detto aveva investito tutto il suo denaro per aprire un piccolo negozio di riparazioni e vendita di biciclette, e non tutte le bici, ma solo quelle che lo appassionavano di più: mountain bike.

Vista la sua passione sfrenata per questo sport, infatti, aveva notato che in città non esisteva nessuno che si occupasse specificamente di questa tipologia di bici, che però si stava diffondendo molto in zona.

Esistevano alcuni grandi negozi di sport che si occupavano di un po’ di tutto, dal calcio allo sci, dalla bici alla pallavolo, che avevano al loro interno anche un reparto dedicato con qualche articolo e una piccola zona riparazioni.

La sua esperienza però gli aveva fatto notare che lui stesso in prima persona, ma anche i suoi “colleghi” con cui andava fuori in bici la domenica, non avrebbero mai fatto acquisti in un posto del genere, in quanto non c’era personale preparato, non avevano molta scelta e soprattutto la qualità non era alta.

Era considerato un posto per principianti, insomma;

internet era il luogo per veri appassionati per fare acquisti, anche se non era possibile fare riparazioni, di cui la mountain bike necessita continuamente a causa dei percorsi dissestati in cui vengono fatte le varie uscite.

Queste dunque erano le considerazioni che lo avevano portato ad aprire proprio quel tipo di negozio, anche a dispetto di amici e parenti che gli dicevano che una cosa così tanto focalizzata non avrebbe mai portato risultati.

Il giorno dell’inaugurazione erano presenti tutti i suoi compagni di “avventura” che con lui uscivano in bici, ma il primo periodo è stato l’opposto di quello di Andrea: mentre per il ristoratore, il locale era sempre pieno, per Marco le cose erano completamente differenti.

Le cose faticavano a partire, poche persone entravano a fare delle riparazioni, praticamente solo i suoi amici, e nessuna comprava le bici in vendita.

Lo sconforto era molto, ma la voglia di mollare il suo sogno decisamente non c’era.

Marco era un gran lavoratore, riusciva a fare le riparazioni a regola d’arte ed in tempi molto veloci, e la cosa piaceva ai suoi amici.

Pian pianino, questi aspetti cominciavano a diffondersi tra i ciclisti della città che timidamente iniziavano ad affacciarsi al negozio di Marco, magari anche solo per una veloce riparazione di una gomma.

Il fatto di aver un negozio così focalizzato solo su quel tipo di bici, permetteva a Marco di aver sempre a disposizione i pezzi di ricambio delle migliori marche, e di avere lavori di riparazione relativamente standard.

Questo garantiva ai suoi clienti una velocità di consegna delle loro bici molto superiore rispetto agli altri negozi e dei lavori sempre svolti in maniera eccellente.

E quest’aspetto stava dando a Marco anche molta credibilità tra le persone del settore.

Come detto, i primi mesi erano stati davvero duri, non entrava quasi nessuno, ma dal quinto mese in poi le cose stavano iniziando a girare nel verso giusto.

I clienti trovavano in Marco un punto di riferimento per quanto riguarda le bici, lo consigliavano ad amici dell’ambiente e questo stava aumentando i ritmi di lavoro e conseguentemente anche i fatturati.

Finalmente Marco cominciava a vedere una minima luce infondo al tunnel.

Ogni settimana aveva lavori di riparazione da svolgere, ed in maniera relativamente costante adesso riusciva a piazzare qualche bici in vendita, essendo che ora i clienti avevano molta fiducia in lui.

Era diventato “l’esperto” della mountain bike della sua città.

Marco aveva dovuto assumere anche una persona che lo aiutasse nelle riparazioni, perché cominciava a non star più dietro a tutto il lavoro che gli veniva costantemente recapitato.

Proprio in questo periodo successivo all’assunzione dell’aiutante, Marco aveva preso anche la decisione più difficile, ma più fruttuosa, della sua attività imprenditoriale.

Vedendo che le cose stavano andando bene infatti, amici (tra cui Andrea) e parenti gli avevano consigliato più volte di espandere la sua attività anche ad altri tipi di bici, come quelle da corsa su strada, per aumentare i fatturati a dismisura.

Vuoi per timidezza, vuoi per passione personale, vuoi perché non conosceva al meglio solo quei tipi di biciclette, vuoi perché aveva letto qualcosa di contrario in alcuni libri di business, aveva deciso contro tutto e tutti di tenere focalizzato il suo negozio sulle mountain bike anche se gli stava portando solo discreti risultati.

Questa decisione, inconsapevolmente, si è rivelata essere la migliore mai presa nella sua carriera di imprenditore.

Rimanere focalizzato solo su questo tipo di sport, infatti, gli stava permettendo di diventare la celebrità del suo paese per gli appassionati della disciplina.

Invece di offrire una più ampia scelta di bici, che Marco non conosceva così bene, aveva deciso di schiacciare ancora di più l’acceleratore sulla sua particolare specializzazione.

Aveva iniziato ad organizzare dei piccoli tour insieme a qualche personalità di spicco del mondo della moutain bike, aveva acquistato un piccolo furgoncino grazie al quale offriva servizi di recupero della bici a domicilio e successiva consegna, e soprattutto grazie ai profitti sempre in aumento stava ampliando le marche offerte di mountain bike per essere sempre più riconosciuto come il miglior negozio della città.

Dopo due anni di attività, le cose andavano talmente tanto bene che Marco era stato costretto a spostarsi in un negozio un po’ più grande per riuscire a contenere tutte le bici in vendita e quelle da sistemare.

Il focalizzarsi su un’unica area dello sport generale, la “bicicletta”, gli aveva permesso di:

    • Limitare enormemente i costi, avendo processi relativamente standard e uguali per tutti;
    • Diventare un’autorità nel suo settore riconosciuto e stimato dai clienti, permettendogli di stabilire i prezzi a suo piacimento;
    • Creare numerosissimi servizi correlati al business principale che gli facessero aumentare i margini e sparare il fatturato alle stelle.

Questi erano stati sicuramente i tre punti fondamentali che avevano fatto dell’attività di Marco un’azienda molto interessante dal punto di vista dei fatturati, soprattutto quando poi, grazie ai guadagni degli anni seguenti, Marco è riuscito ad aprire altri negozi uguali in altre città, che dopo un primo periodo di fatica e sudore avevano cominciato a produrre ottimi risultati.

Proprio questo tipo di focalizzazione molto specializzata era ciò che mancava al ristorante di Andrea, che lavorando qualsiasi tipo di materie prime e non dando una direzione precisa al suo locale, non era riuscito a farlo durare e far fiorire quindi il suo sogno imprenditoriale.

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